Segnali di chiamata per un itinerario verso l’interno (Castello Interiore, stanza II; 1, 2)

 

Mi riferisco qui a coloro che hanno già cominciato a praticare l'orazione ed hanno capito quanto importi non arrestarsi nelle prime stanze, ma non possiedono ancora sufficiente risolutezza per evitare di rimanervi spesso arenati (...).

Sotto questo aspetto, costoro soffrono tribolazioni molto più dure di quelli delle prime stanze, sebbene non corrano un pericolo altrettanto grave, perché sembra che ormai abbiano individuato dove sia, e quindi c'è forte speranza che proseguano il loro iti­nerario verso l'interno. Dico che soffrono di più, perché i primi somigliano ai sordomuti, i quali sop­portano meglio la pena di non poter parlare, messa a raffronto con quella più lancinante che provereb­bero quelli che avessero l'udito intatto ma non potessero parlare. Tuttavia, non per questo risulta più desiderabile la condizione dei sordi, perché in definitiva è pur sempre una gran cosa l'udire quello che ci dicono. Così avviene alle persone di cui parlo. Sen­tono già i richiami lanciati loro dal Signore, perché si stanno ormai accostando alla sede dove abita sua Maestà, che è un ottimo vicino. La sua misericordia è tanto grande che, pur restando ancora invischiati nei nostri passatempi, negli affari, nei piaceri e negli intrighi del mondo, sempre altalenando tra cadute e riprese dal peccato (...), nostro Signore ci vuole accanto a sé. Nonostante tutto Egli apprezza tanto che noi lo amiamo e cerchiamo la sua compagnia, da non tralasciare prima o poi di inviarci un segnale di chiamata. Ed è così dolce la sua voce, che la povera anima si strugge constatando di non poter eseguire subito quanto le comanda. Ecco perché, come ripeto, è più penoso udire che non udire (...).

Tali voci di richiamo ci giungono tramite le parole che si sentono pronunciare da buone persone, nelle pre­diche, nella lettura di buoni libri e nei numerosi sug­gerimenti di vario genere, di cui Dio si serve per chia­mare; oppure ancora tramite malattie e tribolazioni, o attraverso certe verità che Egli ci insegna nei momenti in cui ci intratteniamo in orazione (...). Dal canto vostro, non sottovalutate questa prima grazia, né lascia­tevi prendere dallo sconforto qualora non riusciate a rispondere subito al Signore; Sua Maestà infatti sa bene aspettare anche molti giorni, magari anni interi, spe­cialmente quando vede perseveranza e buoni desideri.

Terribile è però qui l'offensiva tambureggiante che i demoni scatenano da ogni lato contro l'anima, inflig­gendole una sofferenza più dura che nella tappa pre­cedente. Sì, perché allora l'anima era sordomuta o quanto meno sentiva molto poco e opponeva minore resistenza, come chi ha ormai perduta la speranza di vincere; mentre qui l'intelletto è più sveglio e le potenze sono più agili, sicché l'anima non può evi­tare di udire i colpi rimbombanti dell'artiglieria nemica. Ora infatti i demoni s'ingegnano a mettere in bella luce il groviglio di serpi delle attrattive del mondo, a far apparire i suoi piaceri quasi eterni, sot­tolineando la stima in cui si è tenuti tra la gente, richiamando alla mente parenti e amici (...) e tirando in campo una miriade di altri ostacoli (...).

Quali afflizioni si abbattono sulla povera anima, che non sa più se le convenga andare avanti o tornare nella prima dimora! Si trova perplessa perché, mentre da un lato la ragione le prospetta quale illusione sia il pensare che tutti i beni di quaggiù non valgono nulla in confronto di quelli a cui aspira, dall'altro la fede le insegna quale sia l’ideale che può appagarla (Castello Interiore, stanza II; 2.3.4).

Oh Signore mio! Qui è proprio necessario il tuo aiuto, perché senza di esso non si può fare nulla. Per la tua misericordia, non permettere che quest'anima venga imbrogliata al punto da abbandonare la strada incominciata! (...). Utilissimo le sarà dialogare con quelli che si occupano di queste cose (...). Stia sempre all'erta e assuma un piglio deciso, ricordando che s'avvia a combattere con tutti i demoni e che per vin­cerli non v'è arma migliore della croce (...).

Vi sembrerà senz'altro che, quanto alle sofferenze esteriori, siete ben decise a sopportarle, purché Dio vi accordi qualche grazia nella sfera interiore. Sua Maestà, però, sa meglio di noi quello che ci conviene, per cui non c'è proprio motivo di suggerirgli cosa deve darci (...). L'unica pretesa di chi comincia a praticare l'orazione (...) deve consistere nel limitarsi a lavorare, a decidersi, a disporsi con la massima diligenza pos­sibile a uniformare la propria volontà a quella di Dio

Pace, pace, sorelle mie! Questa è la parola d'ordine del Signore, questo il monito da lui tante volte ripe­tuto ai suoi apostoli. Una pace del genere, credetemi, se non l'abbiamo e non ci premuriamo di crearla in casa nostra, non la troveremo certo presso gli estranei (...). Quelli che hanno già cominciato a rientrare in sé, confidino nella misericordia di Dio, non in sé stessi e allora vedranno come Sua Maestà li condurrà da una stanza all'altra, collocandoli in un ambiente in cui gli animali nocivi non potranno né toccarli né molestarli, mentre essi saranno in grado di assoggettarli tutti, beffandosi di loro e godendo addirittura fin da questa vita una quantità di benefici superiore ad ogni desi­derio (Castello Interiore, stanza II; 6.8.9).

Orazione

Confronto

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