Tanti segreti risvolti da esserne incantati (Castello Interiore, stanza IV; 2, 5)

Mi diceva un uomo di grande cultura che le anime aliene dall'orazione sono come un corpo paralitico e anchilosato che, pur avendo mani e piedi, non riesce a muoverli. E tali sono per davvero, poiché esistono anime così malate ed assuefatte ormai a vivere fra le cose esteriori, da risultare refrattarie a ogni cura e da apparire impossibilitate a rientrare in sé stesse. Hanno preso ormai una tale abitudine di stare a con­tatto con i rettili e gli animali che infestano la peri­feria del castello da essere diventate simili ad essi, e non sanno più vincersi, nonostante la nobiltà della loro natura e la possibilità che hanno di trattare nien­temeno che con Dio. Se queste anime non cercano di prendere coscienza del loro stato e di ovviare alla loro sconfinata miseria, sono destinate a trasformarsi in statue di sale per il loro rifiuto di volgere lo sguardo su sé stesse, così come rimase pietrificata la moglie di Lot per avere volto la testa indietro.

A quanto posso capire io, infatti, la porta per entrare nel nostro castello è l'orazione e la medita­zione (...)

Vi sono poi altre anime che, benché ingolfate nel mondo, nutrono buoni desideri; di tanto in tanto si rac­comandano a Dio e, talvolta, si fermano a riflettere sul loro stato di creature (...). Dalle tante faccende ten­tano di liberarsi, aiutati in modo validissimo dalla cono­scenza di sé e dalla constatazione che così non cam­minano affatto bene per infilare la porta d'ingresso.

Finalmente entrano nei primi locali del pianterreno; ma assieme a loro vi penetra anche una frotta di ani­mali nocivi, che non solo impediscono loro di vedere le bellezze del castello, ma non le lasciano nemmeno riposare un istante. E già tanto se sono riuscite ad entrare (Castello Interiore, stanza I; 1, 8).

Torniamo al nostro castello dalle numerose dimore. Non dovete raffigurarvele allineate l’una dietro l'altra, come una fuga di stanze. Puntate invece lo sguardo al centro, costituito dall'appartamento o palazzo dove abita il Re, e immaginate l'intero com­plesso come una specie di palmito, in cui prima di arri­vare alla parte commestibile c'è tutto un involucro di squame che circonda la saporita polpa. Così qui: tutt'intorno e perfino sopra la stanza centrale, ve ne sono molte altre. La struttura dell'anima va sempre considerata con pienezza, larghezza e vastità, senza temere di esagerare, perché essa ha una capacità che supera ogni nostra immaginazione, e a ogni sua sin­gola componente si comunica il sole che abita in questo palazzo. Per qualunque anima di orazione, poca o molta che sia, è importante non rincantucciarsi, né segregarsi in un locale solo. La si lasci circolare libe­ramente per queste dimore, in alto, in basso e ai lati, visto che Dio le ha conferito un così alto grado di nobiltà; non la si costringa quindi con la forza ad arre­starsi per molto tempo in un'unica stanza. Oh, se si ferma nella conoscenza di sé! D'accordo: essa è tanto necessaria che persino le anime ammesse da Dio nel suo stesso appartamento non devono mai trascurarla, per quanto alta sia la posizione da esse raggiunta. Del resto, non potrebbero lasciarla fuori programma nep­pure se volessero. L’umiltà, infatti, lavora sempre come l'ape accudisce al miele nell’alveare, perché senza tale instancabile cura tutto va perduto. Ma teniamo presente pure che l’ape non tralascia di uscire in volo per succhiare il nettare dei fiori. Così anche l'anima: pur mantenendosi nella conoscenza di sé, mi creda e spicchi ogni tanto il volo, lanciandosi a considerare la grandezza e la maestà del suo Dio (...). Lasciandoci portare da Dio, vivremo in modo assai migliore che abbarbicandoci al nostro fango (...). A mio parere non arriveremo mai a conoscerci a fondo, qualora non ci premuriamo di conoscere Dio. Contemplando la sua grandezza, scopriremo la nostra miseria; considerando la sua purezza, riconosceremo la nostra opacità; osser­vando la sua umiltà, vedremo quanto siamo lontani dall'essere umili.

Adottando tale metodo si ricavano due vantaggi: primo, perché ovviamente una cosa bianca posta accanto ad una nera appare ancora più bianca, come viceversa la nera spicca di più affiancata alla bianca; secondo, perché la nostra intelligenza e volontà diven­tano più nobili e disposte ad ogni forma di bene, pola­rizzandosi alternativamente su Dio e su di noi (...).

Perciò insisto, figliole, puntiamo gli occhi su Cristo nostro bene e sui santi suoi, perché così impareremo la vera umiltà (Castello Interiore, stanza I; 2 ,8-11).

Orazione

Confronto

 

 

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