Uniti in un abbraccio segreto (Castello Interiore, stanza VI; 4, 3)

 

In mezzo alla serie di travagli e di incertezze descritte, che riposo può avere la povera farfallina? Tutto contribuisce ad acuire ulteriormente in lei il desiderio di godersi lo Sposo; e lui, da buon conosci­tore della nostra debolezza, utilizza queste ed altre traversie per allenarla gradualmente a trovare il coraggio di accompagnarsi a lui (...).

L'anima, pur trovandosi in orazione, si sente col­pita da una parola di Dio che rammenta o che ode. Sembra allora che Sua Maestà, mosso a compassione per averla vista languire tanto tempo anelando a lui, ravvivi nel suo intimo una scintilla di certezza, così viva che non arriva mai ad estinguersi neppure nel caso in cui tutte le speranze fossero morte; sicché ella, dopo essersi completamente bruciata, risorge a nuova vita come l'araba fenice, rimanendo - come si può cre­dere - perdonata dalle sue colpe. Così purificata, Egli la unisce a sé in una stretta segreta, ignota a tutti fuorché a loro due soli. Nemmeno la stessa anima riesce a comprendere quanto avviene in modo da poterlo poi descrivere (...).

Sebbene non ogni qualvolta l'anima è rapita in estasi il Signore sia obbligato a farle vedere i suoi segreti, in quanto è così assorta nel goderlo da sen­tirsi appagata a sufficienza con un bene tanto grande, a volte Egli ha piacere che lei si disincanti e dia una rapida occhiata a quanto vi è nella stanza (...).

Ah, sorelle mie, è proprio un nulla quello che abbandoniamo, un nulla quello che facciamo e un nulla quello che potremmo fare, per un Dio generoso al punto di comunicarsi così ad un misero bruco! E se nutriamo la speranza di godere tale bene già in questa vita (...), che cosa ha tanto potere da trattenerci da cercare questo Signore come faceva la sposa perlu­strando le vie e le piazze? (Ct 3, 2). Oh, che beffa rap­presenta tutto quello che il mondo ci offre se non ci aiuta e non ci facilita il raggiungimento di questa meta! (...).

Oh cecità umana! Fino a quando i nostri occhi resteranno impiastricciati di terra? (...). Allora, per amor di Dio, sorelle, approfittiamo di questi difetti per conoscere la nostra miseria e acquistare una maggiore capacità di vedere, come avvenne con il fango che il nostro Sposo adoperò per guarire il cieco (Gv 9, 6-7)

L'anima ha bisogno di molto coraggio; e qualora il Signore non glielo concedesse, vivrebbe in perenne stato di angoscia. Guardando infatti al molto che lui fa per lei e rilevando poi di riflesso il poco che lei fa al suo servizio, si abbatte (...).

Allora Dio forse le risponderà con le parole che un giorno disse ad una certa persona la quale, per lo stesso motivo, se ne stava tutta afflitta davanti ad un crocefisso, rammaricandosi di non aver mai avuto niente da dargli né da lasciare per lui. Il Crocifisso in persona la consolò, dicendole che "le porgeva tutti i dolori e i travagli sofferti nella sua Passione, affinché li facesse propri; per poi offrirli al Padre suo". E quell'a­nima ne rimase così confortata ed arricchita da non potersene più dimenticare; anzi, ogni volta che si accentua in lei la coscienza della propria miseria, le basta rammentare quell'episodio per restarne rinvi­gorita e consolata (Castello Interiore, stanza VI; 1, 1.3.8.10.11; 5,5.6).

Vi sembrerà che se uno gode già cose tanto sublimi non si soffermerà più a meditare sui misteri della sacratissima Umanità di nostro Signore Gesù Cristo, perché ormai si dedicherà unicamente ad amare (...).

A certe anime poi, sembrerà di non poter pensare alla Passione e meno ancora alla sacratissima Vergine e alla vita dei santi, il cui ricordo c'è tanto proficuo e incoraggiante. Io non riesco proprio a capire cosa pensino, perché bruciare continuamente d'amore, sepa­randoci da ogni elemento corporeo, va bene per spi­riti angelici, ma non per noi che viviamo in corpi mor­tali. Se abbiamo bisogno di allacciare rapporti, di ripensare e accompagnarsi a coloro che, pur avendo un corpo come noi, compiono cose straordinarie per Dio, a maggior ragione non dobbiamo allontanarci da ciò che incarna ogni nostro bene e ogni nostra spe­ranza, cioè dall'Umanità di Gesù Cristo (...) perché, una volta perduta la guida che è il buon Gesù, non riusciremo più ad imbroccare la strada (...). Lo afferma il Signore stesso che Egli è la via, soggiun­gendo che è anche la luce, che nessuno può giungere al Padre se non tramite lui e chiunque vede lui vede il Padre suo (Gv 14,6; 8,12; 14,9). Mi obietteranno che a queste parole bisogna dare un senso diverso. Io di signifi­cati diversi non ne conosco: attenendomi a questo, che la mia anima ha sempre sentito come verità, mi è andata sempre molto bene (...).

S'inganna chi pensa di non potersi intrattenere sui misteri della sua esistenza, né chi non se li richiama alla memoria, specialmente quando la Chiesa cattolica

li festeggia. Non è possibile infatti che un'anima, dopo aver ricevuto tante grazie da Dio, perda il ricordo di così preziose attestazioni d'amore, che sono vive scin­tille atte ad infiammare sempre più la sua carità verso nostro Signore (...).

Quella del buon Gesù è una compagnia troppo bella per rischiare di separarcene, e altrettanto lo è quella della sua santissima Madre (...).

Questa infonde una particolare conoscenza di Dio, dalla cui continua compagnia nasce nell'anima un amore tenerissimo verso di lui, sbocciano desideri ancora più vivi di dedicarsi interamente al suo ser­vizio, si stabilisce una grande purezza di coscienza, perché la presenza inseparabile di chi ci affianca fa avvertire ogni minima cosa. Anche se noi già sap­piamo che Dio è presente a tutte le nostre azioni, siamo fin troppo inclini a dimenticarlo; mentre adesso una noncuranza del genere non è possibile, in quanto il Signore che ci sta accanto si incarica di tenerci desti (Castello Interiore, stanza VI; 7, 5.6.11.13; 8, 4).

Sentii parlare qualcuno che non vedevo, ma che intuii chiaramente essere la stessa Verità e dirmi: “Non è poco quello che faccio per te, anzi, è una delle grazie per cui mi devi di più, poiché tutto il male imperversante nel mondo deriva dal fatto che non si conoscono a fondo le verità della Sacra Scrittura”. A me sembra di aver sempre creduto così e che così credessero tutti i fedeli. Ma Egli soggiunse: "Figlia mia, come sono pochi quelli che mi amano veramente! Se mi amassero, infatti io non terrei loro nascosti i miei segreti. Sai tu cosa vuol dire amarmi per davvero? Capire che è menzogna tutto quello che a me non piace" (...).

Mi rimase impressa una nozione così esatta di questa divina Verità, che mi si presentò scolpita al vivo senza lasciarmi capire né come né perché, da infondermi nell'animo un rinnovato senso di rispetto nei confronti di Dio, del quale fa intuire la maestà e la potenza con una suggestività inesprimibile. Mi restò pure un accentuato desiderio di non parlare se non di cose genuinamente vere (...).

 

È vero che non vidi nulla; ma compresi quanto sia vantaggioso scartare in partenza qualsiasi cosa che non serva ad avvicinarsi ulteriormente a Dio, e quale fortuna rappresenti camminare nella verità alla pre­senza della stessa Verità (...)

La verità che, come dico, mi si è manifestata è la Verità per essenza, quella che non ha principio né fine, quella da cui dipendono tutte le altre, allo stesso modo in cui da questo Amore derivano tutti gli altri amori. Da questa Grandezza tutte le altre grandezze (Vita 40, 1.3.4).

Accade anche in maniera improvvisa e inesplica­bile che Dio mostri in sé stesso una verità che sembra eclissare tutte le altre racchiuse nelle creature, facendo così capire in modo inequivocabile che Egli solo è la Verità che non può mentire (...). Mi viene in mente quanto fosse grande la domanda posta da Pilato a nostro Signore quando durante la Passione gli chiese cosa fosse la verità (Gv 18,36-38) e mi rendo anche conto di quanto poco pure noi conosciamo questa suprema Verità (...).

Impariamo che per conformarci almeno in qualche cosa al nostro Dio e Sposo sarà bene sforzarci sempre con impegno a camminare in questa verità. Non affermo soltanto che non dobbiamo mentire (...); riba­disco invece che dobbiamo camminare nella verità davanti a Dio e agli uomini in tutti i modi possibili, specialmente non pretendendo di essere considerati migliori di quello che siamo e cercando di mettere sempre e dappertutto in luce la verità (...).

Una volta, mentre stavo considerando per quale ragione nostro Signore nutrisse tanta simpatia per la virtù dell'umiltà, mi venne in mente tutto d'un tratto la motivazione seguente: perché Dio è somma Verità e l'umiltà sta appunto nel camminare nella verità. È verità indiscutibile che da parte nostra non abbiamo nulla di buono, ma unicamente miseria e niente, al punto che chi non se ne rende conto cam­mina immerso nella menzogna. Chi invece lo com­prende più a fondo, più risulta gradito alla somma Verità, perché cammina in essa. Voglia Dio farci la grazia di non deviare mai dalla conoscenza di noi stesse! Amen (Castello Interiore, stanza VI; 10, 5-7).

Orazione

Confronto

 

 

footprints of Jesus

Eremo del Carmelo,
Via dei Crotti, 125.
21030 Cassano Valcuvia
VA
3200652863 duruelo63@gmail.com
Powered by Webnode