«Voi pregate così» (Mt 6,9-13)

 

Voi dunque pregate così:

Padre nostro che sei nei cieli,

sia santificato il tuo nome,

venga il tuo regno,

sia fatta la tua volontà

come in cielo così in terra.

Dacci oggi il nostro pane quotidiano,

e rimetti a noi i nostri debiti

come anche noi li rimettiamo

ai nostri debitori,

e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male.

 

Guida di lettura

Per seguire Gesù abbiamo bisogno di nutrirci del suo Spirito. Gesù ha lasciato in eredità ai suoi seguaci la preghiera del Padre nostro. Essa è per noi il modello di ogni preghiera. E in essa che dobbiamo alimentare per il nostro lavoro a favore del regno di Dio.

 

Accostamento al testo evangelico

Il Padre nostro. Che esperienza hai di questa preghiera? Sai che stai pregando con gli stessi sentimenti di Gesù?

Padre. Ti rivolgi di solito a Dio chiamandolo «Padre»? Risveglia in te la fiducia? Lo chiami talvolta «Madre»? Come preghi quando vivi momenti di oscurità e senti Dio lontano?

Padre nostro. Come chiami Dio nella tua preghiera solo con lui? «Padre mio» o «Padre nostro»? Quando reciti il Padre nostro, chiedi secondo le tue intenzioni particolari? Lo preghi in unione con tutta la famiglia umana? Hai nel tuo orizzonte i figli di Dio di altre religioni? Pensi a coloro che non credono in lui?

Invocazioni. Ti rendi conto che il Padre nostro ha due parti? Puoi distinguerle? Quale invocazione esce dal tuo cuore? Ti è capitato di ripetere qualcuna di queste invocazioni durante il giorno?

Sia santificato il tuo nome. Come intendi questa invocazione? Quando non rispettiamo il nome di Dio Padre? Che nome hanno i falsi idoli dei nostri tempi?

Venga il tuo regno. A che cosa pensi quando rivolgi a Dio questa supplica? Sta crescendo in te il desiderio di vivere rendendo la vita più umana? Si può convertire nell'obiettivo della tua vita?

Sia fatta la tua volontà. Ti aiuta questa invocazione a essere fedele alla volontà di salvezza del Padre? Ti senti ogni volta di più identificato con la sua volontà?

Dacci oggi il nostro pane quotidiano. Che cosa chiedi dicendo queste parole? Che cosa esce dal tuo intimo? Ti aiutano a sentirti unito agli affamati del mondo?

Rimetti a noi nostri debiti. Sai chiedere perdono a nome di tutta la famiglia umana? Pensi alle guerre, al crimine della fame, alla tratta delle donne, alla schiavitù e agli abusi sui bambini?

Non abbandonarci alla tentazione. Sai rivolgerti al Padre in momenti di debolezza, scoraggiamento o mancanza di forze? Che cosa può essere per te questa «tentazione»?

Liberaci dal male. Sai riassumere, in questa invocazione finale, il tuo amore per il mondo e la tua fiducia in Dio?

 

Commento

La preghiera dei cristiani

Il Padre nostro è l’unica preghiera che Gesù ha lasciato ai suoi discepoli. L’unica che insegnò loro. Molto presto divenne non solo la preghiera più amata dai cristiani, ma la preghiera liturgica che identifica la comunità dei discepoli di Gesù quando si riuniscono nel suo nome. Per questo veniva insegnata ai catecumeni prima di ricevere il battesimo. Per questo la recitiamo sempre al termine dei nostri incontri.

I vangeli hanno conservato due versioni del Padre nostro, con alcune, piccole differenze tra loro. La più lunga è raccolta da Matteo (6,9-13) all’interno del cosiddetto «Discorso della montagna», dove l’evangelista coglie il cuore del messaggio di Gesù. La versione più breve si trova in Luca (11,2-4) e ci dice che Gesù la pronunciò quando i discepoli gli chiesero che insegnasse loro a pregare come il Battista insegnava ai suoi. Noi vedremo la versione di Matteo, perché è quella che viene recitata nella liturgia cristiana.

La struttura della preghiera di Gesù è semplice. Comincia con un’invocazione al Padre dei cieli. Poi viene la preghiera nella quale possiamo distinguere due parti. Nella prima esponiamo al Padre tre grandi desideri incentrati sul progetto del regno di Dio: sono senza dubbio i desideri più ardenti che Gesù portava nel suo cuore. Nella seconda facciamo quattro richieste, presentando al Padre i bisogni più urgenti della famiglia umana: sono le necessità che più stavano a cuore a Gesù.

Padre nostro che sei nei cieli. Gesù si rivolgeva a Dio chiamandolo «Abbà», un diminutivo affettuoso che usavano soprattutto i bambini piccoli per rivolgersi ai loro padre. Anche noi invochiamo Dio come «Padre», sentendoci figli e figlie, e parliamo con lui con la stessa semplicità, Confidenza e affetto con cui gli parlava Gesù. Possiamo anche chiamarlo «Madre», perché Dio non è né maschio né femmina. È il mistero ultimo di amore che dà origine a e sostiene la nostra vita.

Padre nostro. Gesù ci insegna a dire: «Padre nostro», non «Padre mio». Per questo preghiamo il Padre nostro al plurale, dall’inizio fino alla fine, sentendoci fratelli e sorelle di tutti. Non gli chiediamo niente per noi, ma per tutti.

Che sei nei cieli. Non è legato a un luogo sacro della terra. Non appartiene a un popolo o a una razza concreta. Non è proprietà di nessuna religione. È Padre di tutti. «Fa sorgere il sole sui buoni e cattivi».

Sia santificato il tuo nome. Non è una petizione in più. È il primo desiderio che nasce a Gesù direttamente dalla sua anima, la sua aspirazione più ardente. «Fa’ che il tuo nome di Padre sia riconosciuto e rispettato. Che tutti conoscano la bontà e la forza di salvezza che porta in sé il tuo nome santo. Che nessuno lo ignori o lo disprezzi. Che nessuno lo profani danneggiando i tuoi figli e figlie. Che siano soppressi i nomi di tutti gli dei e idoli che ci disumanizzano. Che tutti benediciamo il tuo nome di Padre buono».

Venga il tuo regno. Questa è la passione che anima la vita intera di Gesù. «Che il tuo regno si faccia strada nel mondo, che il “lievito” del tuo regno lo fermenti tutto. Che ai poveri giunga la tua buona novella. Che coloro che soffrono sentano la tua forza curatrice. Riempia il mondo della tua giustizia e della tua verità, della tua compassione e della tua pace. Che non regnino i ricchi sui poveri; che i potenti non abusino dei deboli; che gli uomini non dominino sulle donne. Che nessuno dia a nessun Cesare ciò che è tuo. Che nessuno pretenda di vivere servendo te e il denaro».

Sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra. Questa petizione, che si trova solo in Matteo, non fa che ripetere e rafforzare le due precedenti, impegnandoci ancor più nel progetto di salvezza di Dio. «Che sia fatta la tua volontà e non la nostra. Che si compiano i tuoi desideri, perché tu solo vuoi il nostro bene. Che nella creazione intera si faccia ciò che tu cerchi, non quello che desiderano i potenti della terra. Che vediamo diventare realtà ciò che hai deciso nel tuo cuore di Padre».

Dacci aggi il nostro pane quotidiano. L’attenzione di Gesù si rivolge ora direttamente alle necessità concrete degli esseri umani. «Da’ a noi tutti l’alimento di cui abbiamo bisogno per vivere. Che a nessuno manchi il pane. Non ti chiediamo denaro né benessere abbondante per noi, non vogliamo ricchezze da accumulare, solo il pane di ogni giorno per tutti. Che gli affamati possano mangiare; che i tuoi poveri cessino di piangere e incomincino a ridere, che li possiamo veder vivere con dignità. Che questo pane che un giorno potremo mangiare tutti insieme, seduti alla tua mensa, lo possiamo condividere già ora».

Rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori. Questa è la traduzione letterale che è rimasta nella liturgia. Siamo in debito con Dio. E il nostro gande peccato: non rispondere all’amore del Padre, non accogliere il suo regno. «Rimetti a noi i nostri debiti, non solo le offese contro la tua legge, ma il vuoto immenso della nostra mancanza di risposta al tuo amore. Abbiamo bisogno del tuo perdono e della tua misericordia. Vogliamo essere sinceri: nel farti questa petizione stiamo perdonando coloro che sono in debito con noi. Non vogliamo alimentare risentimenti né desideri di vendetta contro nessuno. Vogliamo convivere come fratelli e sorelle».

Non abbandonarci alla tentazione. Siamo deboli ed esposti a ogni tipo di pericoli e rischi che possono rovinare la nostra vita e allontanarci definitivamente da te. Il male ci minaccia: «Non abbandonarci alla tentazione di rifiutare definitivamente il tuo regno e la tua giustizia. Dacci la forza. Che non cadiamo sconfitti alla prova finale. Che nel mezzo della tentazione possiamo contare sul tuo aiuto di Padre».

Liberaci dal male. Questa richiesta finale, che si trova solo in Matteo, rafforza e fa da culmine a tutta la preghiera. Il male sta sempre in agguato, con tutto il suo potere. Gesù ci invita a non vivere con paura, ma con fiducia grande nel Padre: «Liberaci dal male. Siamo responsabili dei nostri peccati, però siamo anche vittime. Il male e l’ingiustizia non sono solo nei nostri cuori, sono anche nelle strutture e nelle istituzioni. Sono nella dinamica della storia. A volte pare che il potere del male vada a invadere tutto. Padre, toglici dal male!».

Gesù ha voluto che la nostra preghiera al Padre terminasse con questo grido di soccorso che risuona nelle nostre vite. Tradizionalmente, i cristiani hanno aggiunto la parola «amen», che significa «è così», «così vogliamo che sia». Con questo «amen» di tutti terminiamo la nostra preghiera al Padre. «Amen». Così vogliamo pregare sempre.

 

Orazione

Confronto

 

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