20_Tengano bene a mente quelli che iniziano

Teresa di Gesù sa che a Dio importa il nostro “modo di relazione con Lui” nell’orazione mentale, il “tratto” personale, essendo questa un “rapportarsi in amicizia, stando molte volte a tu per tu con Colui che sappiamo ci ama” (V 8, 5).

E bisogna essere determinati a intraprendere l’amicizia con Cristo: «Importando molto conoscere come incominciare, dico che si deve prendere una risoluzione ferma e decisa di non mai fermarsi fino a che non si abbia raggiunta quella fonte. Avvenga quel che vuol avvenire, succeda quel che vuol succedere, mormori chi vuol mormorare, si fatichi quanto bisogna faticare: ma a costo di morire a mezza strada, scoraggiati per i molti ostacoli che si presentano, si tenda alla meta, ne vada il mondo intero!» (CV 21, 2).

Non turbatevi dei timori che cercheranno d’inspirarvi, né dei pericoli che vi metteranno innanzi. Sarebbe veramente curioso pretendere di scovare un tesoro senza correre alcun pericolo quando le strade sono piene di ladri. Forse che il mondo è divenuto oggi migliore per lasciarvelo conseguire facilmente? Non vi ostacolerebbe per nulla se intendeste guadagnare anche solo un centesimo: anzi vi vedrebbe volentieri passare insonni le notti, tormentandovi nel corpo e nell'anima. Ma voi muovete alla ricerca di ben altro tesoro o, per meglio esprimermi, vi sforzate di rapirlo, perché, come disse il Signore, soltanto i violenti lo rapiscono (Mt 11, 12). E in ciò la vostra strada è reale e sicura, battuta dallo stesso Re della gloria e da tutti i suoi santi ed eletti» (CV 21, 5).

«Il vero servo di Dio, colui che Sua Maestà illumina e guida per la vera strada, quanto più nel cammino si sente prendere da timore, tanto più cresce nel desiderio di non fermarsi. Comprendendo dove il demonio gli vuol mettere paura, si sottrae ai suoi colpi e gli rompe la testa. E il maligno prova più dispetto per questa disfatta che non senta piacere per le accondiscendenze di chi lo serve.

In tempi torbidi e di zizzania, il demonio, che ne è l’autore, sembra che si trascini dietro tutti gli uomini, abbagliati da qualche apparenza di zelo. Ma Dio manda presto qualcuno ad aprir loro gli occhi e a far loro vedere che il demonio li ha accecati perché non vedessero la strada. Ed oh potenza di Dio! Uno o due che dicano la verità bastano più di molti riuniti. Dio infonde loro coraggio; e così coloro che erano fuori di strada tornano a poco a poco in carreggiata. Se si dice che fai orazione è pericoloso, essi si applicano a dimostrare, più con le opere che con le parole, che invece è assai utile. Se si pretende che non sia conveniente comunicarsi spesso, essi rispondono comunicandosi con maggior frequenza. E così, con l'aiuto di uno o di due che seguano senza paura la via migliore, Dio giunge a poco a poco a riconquistare quanto aveva perduto.

Dio infonde loro coraggio; e così coloro che erano fuori di strada tornano a poco a poco in carreggiata. … E così, con l’aiuto di uno o di due che seguano senza paura la via migliore, Dio giunge a poco a poco a riconquistare quanto aveva perduto» (CV 21, 9).

«Se (“Colui che è tanto grande”) non sforza nessuno ed accetta quanto gli si dà, non si dà del tutto se non a coloro che del tutto si danno a Lui. Questo è fuor di dubbio, e lo ripeto tante volte perché è molto importante» (CV 28, 12).Ora: non potremo avanzare rapidamente come vorremmo se non «deponiamo ogni fiducia di noi stessi per riporla tutta nel Signore» (V 8, 12). È determinazione determinata: a lasciarsi trasformare da Dio, per non rimanere schiavi, ancorati alla nostra realtà decaduta: «Chi potrà mai liberarsi dai suoi modi di agire e dalla sua bassa condizione, se non sei tu, mio Dio, a sollevarlo fino a te nella purezza del tuo amore? Come potrà elevarsi fino a te l’uomo generato e formato nella bassezza, se non lo sollevi tu, o Signore, con la stessa mano con la quale l’hai creato?» (Giovanni della Croce, Orazione dell’anima innamorata).

Il figlio cresce ponendo ogni fiducia nella vita che si porta dentro, e che è la stessa del Padre. Quando tu ti poni entro un processo educativo, esercitandoti nella vita cristiana, è come se “chiamassi” Dio, deponendo ogni fiducia in te stesso «per riporla tutta nel Signore».

Educhiamo noi stessi anzitutto a partire da quel che siamo e in ciò che stiamo vivendo. «Determinarsi a battere il cammino dell’Orazione» è cominciare «a essere servi dell’amore», facendo «il possibile per staccarsi da tutto per meglio servire» (V 11, 1) a Dio che «è amore» (1Gv 4, 16). E tuttavia noi «non vogliamo» vederci «in possesso del vero amore perfetto» (V 11, 1). Questa è la nostra situazione: «siamo così avari e così lenti nel darci a Dio che non ci determiniamo mai a metterci nelle disposizioni per riceverLo» (Ibid).

«Chi comincia deve far conto di tramutare in giardino di delizie per il Signore un terreno molto ingrato, nel quale non germogliano che erbe cattive. Sradicare le erbe cattive e piantarne di buone è lavoro di Dio che supponiamo già fatto fin da quando l’anima si determina per l’orazione e comincia a praticarla» (V 11, 6). Noi iniziamo a determinarci a seguito dell’azione della Grazia, del lavoro di Dio che sradica le erbe cattive e ne pianta di buone. 

La domanda è allora…. Quali erbe cattive sta sradicando Dio dal mio orto e quali buone sta piantando? Se siamo qui vuol dire che ci stiamo determinando a battere il cammino dell’Orazione. Significa che Dio in noi sta già facendo un buon lavoro. Per prima cosa, dunque... ringraziamo! E iniziamo allora dal confronto della nostra esperienza con quella di Teresa di Gesù:

 

Dio tolse a Teresa le erbe cattive ….

 

La falsa umiltà… «credere che per umiltà non si debba far conto dei doni di Dio. Si cerchi invece di comprendere e di fissarci bene in mente che quei doni ci sono stati dati senza nostro merito, e che perciò bisogna essergliene riconoscenti. Non voler apprezzare ciò che si riceve, impedisce di stimolarci all’amore, essendo certo che quanto più un'anima si riconosce povera di per se stessa e ricca soltanto dei doni di Dio, più avanza in virtù, specialmente nella vera umiltà» (V. 10, 4).

Il confidare in se stessi… non in Dio…  «avevo il torto di non porre in Lui ogni mia fiducia e di non diffidare abbastanza delle mie forze. Cercavo rimedi, usavo ogni diligenza, ma non riuscivo a persuadermi che ben poco si fa se non deponiamo ogni fiducia di noi stessi per riporla tutta nel Signore» (V. 8, 12).

Le cattive abitudini… Situazioni che riproduciamo nel nostro ambiente familiare, culturale, sociale e che sono opposte alla vita in Dio debilitano la persona: «Ormai la mia anima si sentiva stanca e voleva riposare, ma le sue perverse abitudini glielo impedivano» (V. 9, 1).

Le tentazioni … le occasioni… «tutti si guardino da quei pericoli dai quali io non mi seppi guardare. […] scongiuro chiunque a fuggire le occasioni pericolose, perché, messici in esse, non si può avere sicurezza, essendo molti i nemici che ci combattono, e troppo deboli le nostre forze per difenderci. […] soddisfazioni e passatempi mondani … leciti! […] quando udivo qualcuno parlare bene e con unzione, mi nasceva per lui un affetto tutto particolare, senza che io lo procurassi né sapessi donde mi provenisse … Se da una parte le prediche mi erano di grande consolazione, dall’altra mi erano pure di tormento, perché mi facevano vedere quanto fossi diversa da quella che dovevo essere» (V 8, 10.11.12).

Mancanza di decisione... Dio o il mondo?... «non godevo di Dio, né mi sentivo contenta col mondo» (V. 8, 29).

Amicizie che distraggono da Dio..  «Di passatempo in passatempo, di vanità di occasione in occasione, cominciai a mettere di nuovo in pericolo la mia anima, la quale, guasta ormai per tante distrazioni, prese a vergognarsi di continuare con Dio quella particolare amicizia che deriva dall’orazione […] È una specie di umiltà non fidarsi di sé e credere che Dio ci aiuterà mediante la compagnia dei buoni. Nella comunanza che ne deriva, la carità getta profonde radici» (V. 7, 1.22).

 

 ... e piantò erbe buone….

 

Grazie di Dio… «Cominciò dunque il Signore a favorirmi di molte grazie sino ad elevarmi all’orazione di quiete e qualche volta a quella di unione» (V 4, 7) … «fu per un tratto di divina provvidenza non aver io trovato chi mi dirigesse, perché, incapace come sono di meditare, se mi avessero privata del libro, credo che fra tanti travagli e aridità non avrei potuto perseverare … il libro mi consolava: mi serviva di compagnia e di scudo per ribattere gli assalti dei molti pensieri» (V 4, 9) … «le mie risoluzioni approdarono a ben poco. Però mi giovarono per quando mi misi al servizio di Dio, perché mi aiutarono a sopportare le terribili infermità che mi vennero, con quella grande pazienza che il Signore mi dette» (V 4, 9). … «Indora le mie colpe e fa risplendere come mia la virtù che Egli stesso mi dona, costringendomi quasi a tenerla» (V 4, 10).

Timor di Dio… «in gran parte erano impregnati di amore, perché il pensiero del castigo non mi si presentava mai» (6, 4). «Fra le altre grazie il Signore mi ha fatto pur quella di non aver mai lasciato di confessare» (V 5, 10).

Intendere come amare Dio…  «Mi fu di grande aiuto l’aver avuto da Dio la grazia dell'orazione, nella quale compresi cosa voglia dire amarlo. E poco dopo vidi nascere in me delle nuove virtù, benché non così forti da liberarmi del tutto da ogni difetto. Non dicevo male di alcuno, neppure in cose piccole, e fuggivo ogni sorta di mormorazione, convinta che non dovevo volere né dire delle altre quello che non volevo che dicessero di me. E mi attenevo a questa massima in qualunque occasione mi trovassi, benché alle volte non tanto perfettamente, specie se le occasioni erano molto gravi» (V 6, 3).

Lasciare che Dio sia Dio…   «Ecco qui il nostro errore: non voler rimetterci in tutto nelle mani di Dio che sa meglio di noi quello che ci conviene» (V 6, 5).

Non amare il mondo…  «Nulla mi soddisfa di ciò che non viene da Voi: tutto il resto mi è pesantissima croce. … Voi sapete, o mio Dio, che a me non sembra di mentire» (V 6, 9).

Il “castigo” ... la grazia di Dio…  «O Signore dell’anima mia, come esaltare i favori che in quegli anni mi avete fatto? Mentre più vi offendevo, più Voi mi disponevate con vivissimi pentimenti a ricevere altre grazie e favori. E quello era il castigo più raffinato e penoso che per me potevate adoperare, sapendo Voi, o mio Re, quello che più mi affliggeva. Sì, castigavate i miei peccati con l’abbondanza dei vostri doni! (V 7, 19).

Esperienza della misericordia di Dio…  «Oh, come sopportate chi vi permette di stargli vicino! Che buon amico dimostrate di essergli, Signore! Come lo favorite, e con quanta pazienza sopportate la sua condizione aspettando che si conformi alla vostra! Tenete in conto ogni istante ch’egli trascorre in amarvi, e per un attimo di pentimento dimenticate le offese che vi ha fatto. […] Se vi avvicinassero, diverrebbero buoni anche i cattivi, quelli cioè che non sono della vostra condizione» (V 8, 6)

Presenza in noi e … gratuità di Dio… «mi sentivo invadere d’improvviso da un sentimento così vivo della divina presenza, da non poter in alcun modo dubitare essere Dio in me e io in Lui» (V. 10, 1)

I tesori di Dio e con essi ... la forza... «Se ci dà i suoi tesori […] staccarsi dal mondo e disprezzarlo. Con quei doni abbiamo pure questa forza» (V. 10, 6).

L’essere risoluti e coraggiosi nell’esserlo…  «Dio … a un’anima … dà di risolversi e il coraggio di procurarsi questo bene con tutte le sue forze. Se vi persevera, il Signore che non nega a nessuno il suo aiuto, andrà fortificando il suo coraggio» (V. 11, 4).

 

 

Fin qui “il rendersi conto”. Anche solo un poco di coscienza farà sì che inizieremo a fare esperienza dell’orazione. E non cesseremo mai di conoscerci perché avremo sempre Dio con noi.

«Ora a noi, come a buoni giardinieri, incombe l’obbligo di procurare, con l’aiuto di Dio, che quelle piante crescano: perciò innaffiarle affinché non inaridiscano, e cercare che producano fiori di deliziosa fragranza per ricreare il Signore. Allora Egli verrà spesso a riconfortarsi e trovare le sue delizie fra quei fiori di virtù» (V 11, 6). Questo significa mettersi «nelle disposizioni per riceverLo». Per agire così, ossia con l’aiuto di Dio, dobbiamo staccarci dalle cose del mondo (cfr. V 11, 2), ossia dall’avere fiducia nelle nostre forze. Teresa lo afferma con forza: «avevo il torto di non porre in Lui ogni mia fiducia e di non diffidare abbastanza delle mie forze. Cercavo rimedi, usavo ogni diligenza, ma non riuscivo a persuadermi che ben poco si fa se non deponiamo ogni fiducia di noi stessi per riporla tutta nel Signore» (V 8, 12).